Il disco fisso, quasi come un highlander del nostro millennio, resiste praticamente quale unico componente meccanico di un pc, provvisto di disco rotante appunto, e di testina di lettura/scrittura che ispeziona la superficie dello stesso a seconda del tipo di operazione da compiere.Negli ultimi anni però qualcosa sta cambiando, escono sul mercato, e sono già prerogativa di molti modelli di personal computers, una nuovo tipo di dischi fissi, chiamati “dischi allo stato solido” o “solid state disk” (SSD).

Tale tecnologia non prevede l’utilizzo di testine e disco rotante bensì sfruttano l’effetto tunnel per modificare lo stato elettronico di celle di transistor; per questo essi non richiedono parti meccaniche e magnetiche.Si evince che tale tipologia di memorizzazione consente di avere dischi più affidabili, veloci, meno soggetti a rotture di componenti, più adatti ad esempio, all’uso “estremo” di un pc portatile .
Il gap rispetto ai dischi tradizionali però resta ancora oggi molto elevato, i costi dei dischi ssd sono molto superiori rispetto a quelli con testina lettura/scrittura, la capacità di archiviazione fa quasi sorridere (almeno a livello di prodotti “consumer”) se paragonata a quelle cui siamo abituati e la velocità complessiva è ancora appannaggio della tecnologia tradizionale (a meno di non spendere un patrimonio).
Nel futuro su quest’ultimo punto le cose però sono piuttosto chiare; i progressi in atto fanno prevedere che i tradizionali dischi saranno sostituiti dai ben più performanti dischi ssd.











