Succede spesso di dover effettuare una ricerca su internet, più precisamente su Google e di non aver pensato molto a mettere a fuoco le parole chiave giuste ed allora, il risultato ottenuto non è dei migliori, altre volte invece, capita che il primo risultato sia esattamente ciò che stavamo cercando ed allora esclamiamo: “Forte google”. Da oggi, il motore di ricerca ha arricchito il suo servizio con un nuovo pezzo di intelligenza artificiale. Google infatti, tenterà di capire ora ciò che eravate intenti cercare.

Ciò che solitamente accade è che il risultato della ricerca contenga una stringa di parole, non necessariamente posizionate in modo da comporre una frase di senso compiuto, ma che il motore ritiene attinenti alla ricerca così com’è stata interpretata e che rinviano ad altre ricerche effettuate sullo stesso. E’ come se Google dicesse: forse stai pensando come queste altre persone?
Questa stringa, detta snippet sarà indicata in neretto. Al di là di questa, ci saranno anche link a ricerche correlate in fondo al blocco di testo del risultato. Se funziona, significa che avete eseguito una buona ricerca e quello è il vostro link . Non verrà fornita una sola fonte, e questo perchè il motore non ragiona in termini associativi: cerca le relazioni tra le parole che avete indicato come elementi della ricerca.
Poniamo che la vostra ricerca sia questa: “Principi della fisica”. Confessatelo, non vi siete sforzati, avete messo dentro le prime due parole venute in mente, magari perché è su questo che dovete fare un tema scolastico. Fino ad oggi Google, in assenza di parametri più certi, avrebbe cercato secondo il parametro “or”, in italiano “oppure”. Quindi tutti i siti in cui si parla di Principi “oppure” di Fisica. Già se aveste impostato la ricerca con “and” , cioè “e” (tutti i siti con Principi “and” Fisica) il sistema avrebbe cercato solo tra quei siti dove le due parole sono accostate ed entrambre presenti.
Ma le cose cambiano da oggi, perché con il nuovo sistema, reso possibile da acquisizione di società effettuate da Google e dedicate a questo tipo di sviluppo intellettuale, il motore proporrà anche le voci: “meccanica quantistica”, “relatività”, e altre voci relative ai concetti della fisica. Offrirà quindi altre ricerche di raffinazione, servendosi dell’esperienza di altri utenti, delle loro associazioni.
A cosa serve: a permettere al ricercatore di non perdere interesse alla ricerca. Se ciò che vi serve è alle settima pagina, avete poche chance di arrivarci, vi stancherete prima. A Google la novità permete di rendere il servizio sempre più aderente alle logiche di ricerca e quindi al pensiero umano. L’algoritmo impara dall’umano, memorizza i suoi percorsi associativi, ne studia le frequenze: se “testamento” è associato di frequente a “biologico” e a “fine vita”, è probabile che chi cerca con queste due parole si veda proporre proprio qualcosa su “testamento biologico”.
Certo c’è un risvolto commerciale. Con ricerche più precise l’utilizzatore resta nel mondo dei contenuti Google, ci passa più tempo, vedrà più pubblicità contestuale. Significa che Google lo catalogherà nel suo database, non come persona ma come tipo intellettuale: colui che cerca staminali è interessato a fine vita, sarà il “ragionamento” del motore. Poi, dicono i malpensanti, da qualche parte Google ha anche una stringa di numeri e lettere che corrispondono al vostro IP o indirizzo internet e magari al nome e cognome che risulta dall’account di posta Gmail – ma su questo nessuno dirà mai che è vero.
La mappa di tutti i profili è uno splendido mirino pubblicitario: la prossima volta che mi collegherò e digiterò “staminali” è probabile che legga la pubblicità contestuale di un centro di cura straniero dove avvengono trattamenti con quella tecnica.
E’ il patto su cui regge tutta l’economia della conoscenza: l’utente mette tempo, attenzione, dati personali. Ne riceve conoscenza, potenziata e migliorata. Fino ad ora lo scambio ha funzionato, per alcuni già produce ricchezza. E continuerà a farlo.

















